Anno Oratoriano
Anno Oratoriano 2011-12

Creando e ricreando
«Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine,
secondo la nostra somiglianza:
dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo» […]
maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra» […]
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona […] sesto giorno […]
Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto […]
Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò,
perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto CREANDO».
(cfr. Genesi 1, 26-2, 3).
Questo stralcio del libro della Genesi è l’icona biblica che guiderà l’incontro mondiale delle famiglie a Milano nel 2012, ma è anche il brano biblico che caratterizza questo nuovo anno pastorale che ha come tema: “famiglia: il lavoro e la festa”
Nella vita delle persone la creatività, l’ingegno, la passione e la dedizione, il lavoro appunto, sono elementi che mostrano un volto che assomiglia molto all’immagine di Dio, che dal nulla crea tutte le cose. Anche Dio nella sua opera creatrice ha lavorato al fine di realizzare qualcosa che fosse «buono», fino a creare l’uomo e la donna che, nella sua visione, sono il compimento di ciò che è «molto buono». Dio, dinnanzi a ciò «che aveva fatto creando» (Gn 2, 3b) è stato capace di fermarsi e di meravigliarsi, partecipando alla sua creazione quasi ricreandosi (a tal punto da mandare, nel momento opportuno, il suo stesso Figlio nel mondo). Anche in questo, le persone capaci di provare ancora lo stupore per una vita vissuta, condivisa e donata sono il segno del volto del Creatore, che ancora mostra la sua immagine nella festa.
Penso che, nonostante tutto, anche i nostri ragazzi possano essere educati a guardare così le dimensioni del lavoro e della festa, come «ambiti» da vivere da subito, grazie a piccole e grandi scelte di impegno e di servizio e grazie anche alla frequentazione della comunità, come luogo della festa, che trova nell’oratorio un riflesso della vita di famiglia in cui i più giovani, insieme ai genitori e agli educatori più grandi, si esercitano a mettere in pratica le dimensioni del dono e della gratuità, le stesse che ricreano le condizioni di un «mondo» voluto e creato da Dio per essere come Lui.
CREANDO E RICREANDO, dove il lavoro è visto come accoglienza e prolungamento dell’azione di Dio Creatore (CREANDO) e la festa è segno della «compiacenza» rigenerante di Dio dinnanzi alla capacità autonoma e libera delle creature di vivere in armonia, dentro un disegno di bellezza e di bontà (RICREANDO).
In oratorio si vivono sia l’impegno, cioè il lavoro – e lo sforzo/fatica che ciò comporta –, sia la festa, che è un mix di divertimento/ricreazione, riposo/stacco, relazione/amicizia.
Mi viene in mente la frase «storica» di san Domenico Savio sull’oratorio:
«Noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell'esatto adempimento del proprio dovere».
Lavoro e festa dunque… …dentro una relazione!
È nella dimensione «familiare» dell’amore che noi possiamo trovare la determinazione per fare bene le cose che ci vengono chieste e vivere nella gioia; inseriti nel capolavoro relazionale che Dio ha voluto «Maschio e femmina li creò», a immagine di Dio che è appunto «Amore» (come sappiamo grazie a Gesù e allo Spirito santo che ci è stato dato), noi possiamo ritrovare l’ordine di una vita che si può compiere e realizzare dentro una prospettiva che continuamente ci crea e ci ricrea e dà a noi la possibilità di incidere nel mondo CREANDO E RICREANDO.
Quali attenzione vivere?
L’annuncio del vangelo con una nuova creatività.
Essere creativi dice il valore di ciascuno: non esistono copie, che siano belle o brutte, ma ognuno a suo modo può «mettere la sua impronta» su questa terra, in quanto elemento unico ed inimitabile, capace di rendere il mondo più bello e degno di essere abitato, proprio perché arricchito dalla sua presenza e dalla presenza di ciascuno.
Un altro obiettivo consisterà nell’educare allo stupore verso se stessi, per apprezzare con verità le proprie doti, e scoprire quelle parti di noi che ci rendono unici e quindi un capolavoro agli occhi di se stessi, degli altri e di Dio.
Entrare nella dimensione della creatività comporta anche assunzione di impegni. Il lavoro è sempre qualcosa che ti viene assegnato; comporta un incarico di cui rendere conto, un tempo da dedicare, uno spazio da occupare, un gruppo con cui confrontarsi e una materia da trasformare. Ciascuno potrà accettare gli incarichi e i ruoli e i compiti solo se comprenderà il bene che è nascosto in essi. Pensare che anche in oratorio ciascuno possa, man mano che cresce, essere coinvolto personalmente assumendo un compito per «mandato» diventa un «segno di amore»: l’amore disinteressato di chi educa e comprende che per ciascuno ci sono un «disegno» e una «vocazione» che già da ragazzo può alimentare assumendo come proprio il patrimonio familiare, di impegno, servizio, gratuità, allegria, gioco, divertimento e preghiera che l’oratorio offre, con uno stile inconfondibile che diventa «tempo» e «luogo» chiave per la crescita dei ragazzi.
Abbiamo letto , nel brano biblico di riferimento, di come la Parola di Dio è l’unica capace di creare dal nulla una realtà nuova che neppure sapremmo immaginare. Noi siamo chiamati a collaborare con la Parola di Dio, ma non per metterci al posto di Dio: è lui, infatti, che ci dà e crea le risorse, e le mette a nostra disposizione per ri-creare ciò che è suo ed è diventato anche nostro.
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